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Voci femminili in frontiera

– VENERDÌ 25 CINQUE STORIE DI DIALOGO NELLE PERIFERIE DEL MONDO

Abitare i conflitti, superare i confini storici o religiosi e generare un dialogo autentico dove tutto sembra parlare di divisione. Non con la forza, ma praticando la «mitezza a ogni costo». È questo il filo rosso che unisce le cinque «Voci di donne in frontiera» protagoniste dell’incontro in programma venerdì 25 settembre, alle 17.30, alla Piazza dei Mestieri (via Durandi 13). Le loro storie sono la prova vivente che l’incontro con l’altro, anche nelle situazioni di isolamento o tensione, resta possibile.

Lo testimonia, con la sua presenza silenziosa nel cuore del Nordafrica, Franca Littarru. Nata in Sardegna, è entrata giovanissima nelle Piccole Sorelle di Gesù, l’ordine religioso ispirato a Charles de Foucauld e fondato da Magdeleine Hutin. La sua missione è condividere la vita quotidiana con popolazioni a larga maggioranza islamica, quale che sia il prezzo: «L’alleanza per noi religiosi è sacra e, quindi, rimanere e stare con la gente anche se siamo minacciati… ».

La dimensione missionaria e l’eredità spirituale di Charles de Foucauld ritornano nella voce di Caterina Giraudo, religiosa del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld e infermiera. La sua storia si radica nei luoghi dell’esclusione e della marginalità, le periferie esistenziali più dimenticate, dove la mitezza diventa l’unico linguaggio possibile per stare accanto a chi soffre e stringere legami fraterni. Lei lo aveva sperimentato con l’esperienza drammatica del suo seque-stro nel nordest del Kenya (insieme a suor Maria Teresa Oliviero), dove si trovava da molti anni per lavorare con i profughi somali, soprattutto malati di epilessia. Dalle terre desolate allo spazio fecondo della clausura: con Maria Francesca Righi, Badessa del monastero cistercense di Valserena, lo sguardo si sposta su una frontiera interiore di straordinaria profondità. La sua biografia sembra il soggetto per un film: dopo una giovinezza inquieta, segnata dall’impegno politico nella Milano del ‘68, s’iscrive a Filosofia presso la Cattolica, la sua «culla della fede», cui si avvicina grazie all’insegnamento di don Giussani. Poi, la scelta della vita monastica. Un salto radicale dove la clausura diventa lo spazio di una libertà sconfinata e l’obbedienza la via verso la felicità.

La libanese Rita Moussallem, co-direttore del Centro per il Dialogo Interreligioso dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari), porta la sua vasta esperienza sul dialogo interreligioso internazionale, in particolare sulla coesistenza tra donne cristiane e musulmane in Medio Oriente. Per lei deve essere «un dialogo tra fratelli. Un dialogo sostenuto dall’ascolto, dalla comunione e dalla collaborazione. Un dialogo che ci fa scoprire la diversità qualsiasi essa sia come un dono». Non a caso Rita Moussallem è stata di recente nominata da Papa Leone XIV tra i «Consultori del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ».

Accanto alle esperienze religiose, l’incontro si arricchisce della prospettiva laica di Denver Beattie, scrittrice e traduttrice. Si definisce un’«architetta della scrittura», spogliando così la mitezza dai significati confessionali per trasformarla in un rigoroso metodo di lavoro culturale: tradurre e strutturare visioni complesse in una scrittura fluida, che si tratti di teologia, di saggistica o di qualsiasi altro tema. In questo modo Beattie supera le barriere dell’incomunicabilità, rifiuta la polarizzazione dei toni e restituisce alla parola la sua forza di riconciliazione, fondata sull’ascolto, senza pregiudizi di sorta.

Donata PRESENTI

Chiesa della Gran Madre gremita, venerdì 18 settembre, per la meditazione teatrale «Il cantico delle creature», a cura della compagnia PoEM e la regia di Gabriele Vacis (foto Marcos Dorneles)

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